lunedì 21 novembre 2011
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martedì 15 novembre 2011
IL RUOLO DELLE DONNE IN POLITICA
Tanto tuonò che piovve.
Dopo anni di megere che urlavano al lupo al lupo, che in Italia era a rischio la democrazia, è arrivato l'uragano e.... cucù, la democrazia non c'è più.
Un popolo ubriaco e festante ad osannare l'arrivo del Commissario dell'Italia, che il giorno dopo si sveglia con un forte mal di testa ed inizia a rendersi conto di una cosa... nel toto ministri che impazza ci si accorge che la rappresentanza femminile è poco più di un miraggio.
La mancanza di donne nell'assetto della dittatura-governo che si andrà a formare rappresenta sicuramente un sintomo del fatto che stiamo tornando indietro di molti anni, stiamo tornano al tempo in cui alle donne era preclusa ogni attività pubblica.
D'altra parte in ogni dittatura che si rispetti (categoria alla quale fa parte il governo Monti in pectore) ha sempre tenuto fuori dalla vita pubblica le donne, forse perché la loro sensibilità ed onestà intellettuale rappresentava un ostacolo all'operato dei regimi autoritari.
Sono numerosi i messaggi di disagio di molte donne, che non si sentono rappresentate, che vedono la loro figura tornare agli inizi del secolo scorso.
Peccato dimentichino che a non essere rappresentate non sono solamente loro, ma tutto il popolo italiano che democraticamente, recandosi alle urne, dovrebbe decidere da chi farsi governare.
La sinistra nuovamente non ha perso occasione di dare il peggio di se.... ed allora da parte delle donne di sinistra si è alzato un gran baccano, come se le donne fossero una categoria protetta, un'associazione sindacale, o non so quale altra figura screditante che possa venir loro in mente.
Un'amica ha detto che "finchè ci sarà bisogno di convocare le donne come una categoria parasindacale, le donne non conteranno mai un cazzo in questo Paese di merda".
Sintesi cruda e quantomai azzeccata, che individua nel bieco femminismo di sinistra la causa del disagio femminile odierno.
Monti non vuole le donne al governo perché la loro sensibilità e la loro onestà intellettuale gli impedirebbe di mettere in ginocchio il Paese e di attuare il suo piano cinico in favore della finanza e dell'Europa delle lobby.
Dopo anni di megere che urlavano al lupo al lupo, che in Italia era a rischio la democrazia, è arrivato l'uragano e.... cucù, la democrazia non c'è più.
Un popolo ubriaco e festante ad osannare l'arrivo del Commissario dell'Italia, che il giorno dopo si sveglia con un forte mal di testa ed inizia a rendersi conto di una cosa... nel toto ministri che impazza ci si accorge che la rappresentanza femminile è poco più di un miraggio.
La mancanza di donne nell'assetto della dittatura-governo che si andrà a formare rappresenta sicuramente un sintomo del fatto che stiamo tornando indietro di molti anni, stiamo tornano al tempo in cui alle donne era preclusa ogni attività pubblica.
D'altra parte in ogni dittatura che si rispetti (categoria alla quale fa parte il governo Monti in pectore) ha sempre tenuto fuori dalla vita pubblica le donne, forse perché la loro sensibilità ed onestà intellettuale rappresentava un ostacolo all'operato dei regimi autoritari.
Sono numerosi i messaggi di disagio di molte donne, che non si sentono rappresentate, che vedono la loro figura tornare agli inizi del secolo scorso.
Peccato dimentichino che a non essere rappresentate non sono solamente loro, ma tutto il popolo italiano che democraticamente, recandosi alle urne, dovrebbe decidere da chi farsi governare.
La sinistra nuovamente non ha perso occasione di dare il peggio di se.... ed allora da parte delle donne di sinistra si è alzato un gran baccano, come se le donne fossero una categoria protetta, un'associazione sindacale, o non so quale altra figura screditante che possa venir loro in mente.
Un'amica ha detto che "finchè ci sarà bisogno di convocare le donne come una categoria parasindacale, le donne non conteranno mai un cazzo in questo Paese di merda".
Sintesi cruda e quantomai azzeccata, che individua nel bieco femminismo di sinistra la causa del disagio femminile odierno.
Monti non vuole le donne al governo perché la loro sensibilità e la loro onestà intellettuale gli impedirebbe di mettere in ginocchio il Paese e di attuare il suo piano cinico in favore della finanza e dell'Europa delle lobby.
lunedì 14 novembre 2011
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Dalle 16,00 seguici su twitter e Facebook in diretta cercando #comuneRE #leganord
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ALLEANZA CON IL PDL... NON PUO' NON CONTINUARE
Diciassette
anni di alleanza con il PDL rappresentano una sorta di matrimonio politico
sicuramente molto profondo, che non può essere scalfito dalle recenti atrocità
che il teatrino della politica ha messo in atto.
Un
matrimonio che ha visto alti e bassi, ma che in ogni caso ha saputo dare forza
e gambe a progetti e idee rivoluzionarie per il Paese ma soprattutto per la
Padania.
La
Lega Nord è stata partito di lotta e di governo, ed oggi siamo nella condizione
di fare un bilancio della nostra azione politica.
La
Lega Nord di lotta ha saputo catalizzare un consenso molto basso, era minata la
credibilità dei nostri esponenti, spesso e volentieri derisi ed insultati.
Un’azione
politica che segna un impietoso 0 anche dal punto di vista dei risultati
ottenuti.
La
Lega Nord di governo, al contrario, è un partito che ha inciso per la prima
volta su assetti fondamentali del Paese, e che non dobbiamo dimenticarci.
Si
parte dalla devolution, termine anglofono che ha significato il primo tentativo di riforma strutturale e
costituzionale dello Stato.
Vengono
normati meglio i rapporti Stato / Regione, e con la modifica dell’art. 117
della Costituzione inizia il cambiamento voluto dalla Lega Nord: spostare
dall’alto verso il basso i centri decisionali, portarli lontano dalla tanto
odiata Roma ladrona, e fare in modo che siano gli enti locali più vicini al
cittadino a poter decidere.
Inoltre
veniva introdotta quella che oggi sembra la panacea di tutti i mali e lo slogan
di tutte le forze politiche: un taglio ai costi della politica superando
l’assetto del “bicameralismo perfetto” ed eliminando il Senato della
Repubblica.
Ci
si dimentica che la sinistra democristiana e forcaiola, che oggi predica per la
riduzione del numero dei parlamentari, ieri ha affossato quello che era già
legge, e che proprio in questo periodo avrebbe dato i suoi frutti.
La
Lega Nord di governo è riuscita a portare a casa anche il federalismo fiscale,
una rivoluzione copernicana che oggi è messa a rischio dagli inquietanti
personaggi che faranno parte del governo.
Questi
sono due esempi di grandi vittorie che la Lega Nord di governo ha saputo
portare a casa.
Tornando
al discorso principale, fa male sentire le parole dell’on. Maroni che etichetta
l’alleanza con il PDL come finita, parlando ormai come divorziati.
Ci
si dimentica che siamo al governo di regioni come il Veneto, il Piemonte e la
Lombardia proprio grazie all’alleanza con il PDL.
Oltre
ai governi regionali ci sono molte altre amministrazioni provinciali e comunali
che sono rette in modo egregio proprio dai frutti di questa alleanza.
In
questo momento in cui ci accingiamo ad essere succubi di una dittatura
finanziaria e transnazionale, occorre ripartire dalle cose semplici e dai
valori di una volta, prima fra tutti la coerenza.
Poco
importa quindi se i protagonisti del centro-destra si chiameranno ancora PDL o
ci saranno i loro eredi legittimi, quello che conta è che l’azione della Lega
Nord, per giungere all’indipendenza della Padania, deve e dovrà passare
dall’alleanza programmatica con questa parte politica.
L’esperienza
con il centro-sinistra si è rivelata come la “scopata di una sera”, che nulla
ha portato se non una serie di reazioni negative per la nostra credibilità.
Ed
allora questo è il momento di essere coerenti e di tenere la barra dritta, di
affrontare con coraggio questo momento e di risaldare i rapporti con il PDL.
Ci
aspetta una lotta di liberazione, per cacciare l’invasore franco-tedesco che,
osannato da una folla stolta e ignorante, prenderà il governo di questo Paese.
venerdì 11 novembre 2011
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