mercoledì 21 novembre 2012

ITALIA OGGI


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Nelle ultime amministrative, nella Reggio Emilia rossa, la Lega aveva raccolto il 17% dei voti

Lega, di 7 consiglieri ne resta uno

Non abbiamo certamente tradito noi. È la Lega che è cambiata 
 di Giorgio Ponziano  

Un record. In negativo. Ovvero dal boom al flop. A Reggio Emilia la Lega, alle ultime elezioni amministrative, aveva registrato uno dei migliori exploit, con una percentuale del 17%, riuscendo a eleggere in consiglio comunale ben 7 consiglieri, il gruppo più grande all'opposizione della giunta di centrosinistra, secondo partito dopo il Pd, risultato clamoroso in una città dove Peppone e don Camillo si spartivano i consensi.
Adesso ne rimane uno, che non può fare gruppo a sé, quindi è scomparso anche il gruppo comunale del Carroccio. Dall'altare alla polvere. Uno dopo l'altro se ne sono andati tutti (tranne un consigliere, che resiste come l'ultimo giapponese). Neppure Roberto Maroni è riuscito a tamponare la falla, ha sbattuto la porta anche Matteo Iotti, il sesto transfuga in pochi mesi: «Il fatto è», dice Iotti, «che non mi trovo più in questa Lega dove vige un clima di chiusura e di mancanza di pluralismo pazzesco. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l'emendamento leghista sul carcere per i giornalisti. E poi da due mesi non si parla d'altro che del Pirellone mentre a livello locale non si affrontano i problemi della gente e della città».
Un altro ormai ex consigliere comunale leghista è Andrea Parenti: «Maroni ha usato Belsito e il Trota solo per sbarazzarsi di Bossi, non ci sono più spazi per il confronto, in cuor nostro rimarremo leghisti e in politica ci opponiamo alla dittatura tecnocratica di Monti.
A tradire non siamo stati noi, è la Lega che è cambiata. Sono rimasto un po' alla finestra aspettando di vedere cosa si sarebbe modificato col nuovo corso. Dopo tre mesi le mie speranze non si sono concretizzate perciò me ne vado. Se fossi stato in Maroni non sarei andato a protestare con la scopa in mano ma avrei tenuto unito il movimento facendolo ripartire».
Giacomo Giovannini era il capogruppo in Comune: «Le sezioni chiudono, non ci sono neppure i soldi per i manifesti, si era propagandata la rivolta fiscale sull'Imu e non si è fatto niente. Il fondo lo abbiamo toccato con l'idea di una euro-regione che avrebbe tempi infiniti».
Sei (su sette) che se ne vanno è roba da guinness, anche perché erano stati tutti eletti nella lista del Carroccio e rappresentavano i duri-e-puri dei verdi all'interno delle istituzioni. Un colpo davvero pesante per la Lega, tanto che è annunciata a breve una nuova visita del neosegretario. A mettere la ciliegina sulla torta di questa dèbacle leghista vi ha pensato poi l'onorevole (e consigliere comunale) Angelo Alessandri, reggiano, leader storico del movimento («ho alle spalle 25 anni di militanza nella Lega», dice), braccio destro di Umberto Bossi (e di Rosi Mauro quando venne in qualità di commissario in Emilia: egli fu poi uno dei pochi a difenderla quando venne «processata» ed espulsa dal partito). In rotta con Maroni, Alessandri ha stracciato la tessera del Carroccio e pregusta una (difficile) rivincita con la presentazione alle prossime elezioni di una lista civica dei bossiani doc, in alternativa alla Lega maroniana. Egli ha fondato Progetto Reggio, che si trasformerà in Progetto Emilia, e qui si sono accasati una parte dei consiglieri comunali che hanno abbandonato la Lega. Alle elezioni, Alessandri si presentò candidato sindaco e ottenne il 18,24 % dei voti, l'1,24 % in più della lista. Adesso, l'addio: «Nel nuovo corso leghista» dice «non mi riconosco, resto fedele agli ideali della Lega e di un federalismo regionale allargato che possa interessare anche l'Italia meridionale».
Maroni non ha cercato di trattenerla? «Gli ho spiegato il mio stato d'animo» risponde «e ho ricevuto l'invito a star buono in attesa degli eventi, una risposta che mi ha incitato ancor più a ricominciare da capo. Maroni vuole un partito come la Cdu bavarese, e il suo obiettivo è il modello Tosi per la gestione del potere locale. Tutto legittimo, per carità, però io che ho combattuto 25 anni per l'indipendenza della mia terra ho il diritto di pormi il problema se far parte o no di questa cosa. E ho deciso di no».
Un altro (ex) consigliere comunale della Lega, Miles Barbieri, ora siede nel gruppo misto. A gennaio aveva pubblicamente criticato il permanere di Umberto Bossi alla guida del movimento. Venne pesantemente redarguito dal cerchio magico ancora in funzione e preferì dimettersi: «Dissi in anticipo quello che poi tanti hanno ribadito, se è vero che Bossi ha utilizzato soldi della Lega per scopi personali e che ne era perfettamente a conoscenza, il consiglio federale ha l'obbligo di espellere lui, la moglie e il figlio Renzo. Altro che presidente e pensare alla ricandidatura. È malato e ne hanno approfittato oppure era al corrente di tutto e dunque è stato disonesto? In ogni caso non può fare il presidente federale. La Lega a Reggio è finita, se si votasse domani non prenderebbe più del 3-5%».
Insomma, sei dei sette leghisti in consiglio comunale non hanno più il fazzoletto verde nel taschino: Angelo Alessandri, Andrea Parenti, Serafino Irali, Giacomo Giovannini, Matteo Iotti e Miles Barbieri.
Non va meglio, per la Lega, in consiglio provinciale. Erano in 4. Anche qui ne è rimasto uno. Hanno abbandonato il Carroccio il capogruppo Stefano Tombari e i consiglieri Giancarlo Molteni e Francesco Carlotti.
Una decimazione dura da digerire anche per i barbari sognanti di Roberto Maroni.

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