sabato 5 ottobre 2013

MORTI DI LAMPEDUSA: LA RESPONSABILITA' DI CHI PRATICA UN FINTO BUONISMO ALL'ITALIANA

I morti di Lampedusa rappresentano sicuramente un fatto tragico, ma sull'onda delle polemiche scatenate occorre fare una riflessione a mente fredda.

Partiamo dall'inizio: la legge Bossi - Fini sull'immigrazione è, al contrario di quanto affermato dalla propaganda di sinistra, una buona legge.
Il principio secondo cui puoi entrare nel nostro Paese con la presenza di due requisiti necessari, ovvero un lavoro che permetta di mantenerti e di un'abitazione consona nella quale risiedere è un principio di civiltà.

Come tutte le leggi, anche la Bossi - Fini è perfezionabile, soprattutto nella parte in cui prevede l'espulsione dello straniero e l'allontanamento dal territorio dello Stato.
Occorre dare un'attuazione più stringente e fattuale a questa parte, ovvero renderla realmente più concreta.
Sarebbe un errore togliere il reato di immigrazione clandestina e di permanenza illegale sul territorio, vorrebbe non dare alla norma quell'efficacia di coercizione che invece dovrebbe avere.

La regolamentazione del fenomeno immigratorio è necessaria e doverosa.
Al mondo ci sono molte democrazie che hanno norme molto più stringenti rispetto alle nostre (Stati Uniti, Australia in testa), ed in questi Paesi si riesce a gestire i flussi migratori nel rispetto delle persone, della sicurezza e dell'ordine pubblico.

L'Italia è la porta principale dell'Europa, ma in questo l'unione europea ci lascia completamente da soli, senza dare quel necessario aiuto che serve.
Quando c'è da pagare, i burocrati europei battono sempre alle porte di Roma, quando c'è da cooperare, ognuno si fa gli affari propri, lasciando gli italiani con il cerino in mano.

La responsabilità dei morti di Lampedusa, oltre che essere dei delinquenti che organizzano la tratta degli esseri umani, è anche di chi, dall'Italia, fa partire segnali di apertura verso i flussi migratori.

In questo il ministro Kyenge, e i presidenti di Camera e Senato Boldrini e Grasso in testa, hanno sicuramente una buona parte di responsabilità.

Un Paese con una disoccupazione che ha raggiunto punte record (40% di disoccupazione giovanile), deve obbligatoriamente fare politiche immigratorie restrittive, perché oggi l'Italia non rappresenta più l'El Dorado.

Se una persona che vuole stabilirsi in Italia non ha di che sopravvivere, evidentemente sarà preda appetibile da parte della mafia e del racket delle persone, che in cambio di un tozzo di pane (regolarmente in nero) saranno manodopera sfruttata per l'illegalità.

La situazione nel nostro Paese è grave ed allarmante, e non possiamo permetterci in questo periodo storico di poter ospitare nuove persone in cerca di una realizzazione, per il fatto che questa speranza ormai, non esiste più nemmeno per i nostri giovani.

L'onda emozionale dei fatti tragici di Lampedusa non può e non deve essere il pretesto per sfondare i limiti e le regole molto blande di governo dei flussi migratori, ma anzi, deve essere lo spunto di riflessione per combattere più incisivamente l'immigrazione clandestina.